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A proposito di indulto

Intervento del Sen. Franco Bruno dopo l’approvazione del provvedimento di indulto da parte del Parlamento


(pubblicato su Il Quotidiano del 2 agosto 2006, con il titolo «Analizziamo anche le ragioni politiche»)


Caro direttore,
ho visto che il suo giornale ha dato giustamente ampio spazio alle questioni riguardanti l’indulto. Noto anche che nell’opinione pubblica vi è una percezione prevalentemente negativa del provvedimento adottato, anzi, per dirla tutta, appare una scelta fortemente impopolare. Io sono fra coloro che ha votato a favore dell’indulto e non ho imbarazzo a dichiararlo persino nella consapevolezza che appena qualcuno dei beneficiari tornerà a delinquere ci sarà chi tenterà di farci pagare, sul piano morale e politico, le posizioni assunte. Anche per questo le chiedo ospitalità per provare a spiegare sinteticamente alcune delle mie ragioni. Non mi riferisco tanto alla fattispecie dei reati esclusi, al fatto che l’indulto non cancella il reato, alla constatazione che il beneficio è revocato di diritto se chi ne usufruisce commette un nuovo delitto, al problema del sovraffollamento carcerario, che finisce per definire di fatto un ulteriore inaccettabile aggravio rispetto alla pena da scontare secondo giustizia. Parlo invece di ragioni politiche e culturali. L’ultimo indulto fu concesso nel 1989, e dal 1992, con legge costituzionale, è prevista una maggioranza dei due terzi dei componenti delle Assemblee per concederlo, così come per l’amnistia. Eravamo allora, in sostanza, a ridosso della fine della cosiddetta prima repubblica, cadeva il Muro di Berlino, con tutte le sue conseguenze, iniziava a strutturarsi il sistema bipolare. La legge costituzionale sull’indulto si riformava di conseguenza. Finivano i tempi degli indulti e delle amnistie concesse con una certa frequenza, alcune delle quali, è bene ricordarlo, di grande valore storico e politico come ad esempio quella concessa su iniziativa di Togliatti. Non ho certo la pretesa di pensare che si tratti di un provvedimento della stessa portata. Tuttavia mi serve per ricordare che questo è un Paese che ha una sua coscienza delle carceri e della questione dei detenuti che non è solo frutto di un’antica impostazione di sinistra - che guardava le carceri come particolare strumento di lotta di classe - ma all’ispirazione cristiana, richiamata da Giovanni Paolo II nel suo famoso discorso alle Camere congiunte. L’applauso conseguente, non tanto il discorso in se, rappresentava un impegno e un obbligo per il Parlamento. La verità è che le carceri testimoniano per alcuni di noi la sofferenza e il limite della città dell’uomo. Non è un caso che, da sempre, carcerari e ospedali sono nel centro delle città, ad impedire qualsiasi rimozione dei luoghi della sofferenza e del dolore. Occuparsi degli infermi e dei carcerati era ed è un obbligo per chi si richiama ad un’ispirazione cristiana della società. Per dirla in altro modo, la privazione della libertà che la società con le sue regole sancisce, riguarda tutti noi e non solo i detenuti. Certo i tantissimi problemi non si risolvono d’incanto con l’indulto. Abbiamo la consapevolezza che bisogna inverare il dettato costituzionale che, all’’articolo 27, ci richiama ad un concetto civile della responsabilità penale e ad un significato profondo della pena, non fine a se stessa, ma di recupero morale e civile. C’è la necessità di reperire i fondo necessari, di riformare il sistema giudiziario, di garantire giustamente la sicurezza di “Abele”. C’è poi l’urgenza di guardare dentro le carceri e individuare percorsi di reinserimento reali. Stiamo provando a lavorare su tutto ciò. Ad esempio al Senato, insieme al Presidente Finocchiaro e ad altri, presenteremo quanto prima una legge che riconsideri le misure alternative alla detenzione. A Cosenza poi esiste una particolare sensibilità sull’argomento, cito solo per brevità le battaglie di Corbelli e la stessa ipotesi, che stiamo approfondendo con il Sindaco, di istituire il “Garante dei diritti dei detenuti”. Segnalo anche l’Odg approvato dalla Camera dei Deputati, primi firmatari gli On. Oliverio e Laratta, e al Senato, primo firmatario io stesso, in merito alla crudeltà della carcerazione delle madri detenute con figli, causata solo dall’inefficacia di disposizioni di legge inadeguate e senza la copertura finanziaria necessaria. Insomma abbiamo la consapevolezza di partecipare ad una straordinaria stagione di riforme e di avanzamento del nostro Paese anche su questi temi. Possiamo anche sbagliare, ma nessuno, specie per speculazione politica e di visibilità, potrà impedirci di farlo in coerenza con le nostre ispirazioni culturali e politiche.

Pubblicato il 4/7/2007 alle 21.11 nella rubrica Giustizia.

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