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I Paradossi del caso Pacenza

Intervento del Sen. Franco Bruno a cinque giorni dall’arresto dell’on. Franco Pacenza, capogruppo DS nel Consiglio regionale della Calabria, poi scarcerato dal Tribunale della libertà
(pubblicato su Il Quotidiano del 21 agosto 2006, con il titolo «I paradossi di un caso da saper leggere»)

Forse, sul caso Pacenza dovremmo evitare di generalizzare e soffermarci sull’essenzialità della questione senza volere a tutti i costi trarne valutazioni di sistema. Pacenza è accusato di aver favorito alcune persone nel cercare un lavoro decente e di essersi opposto ad alcuni licenziamenti. Ragionando per paradossi potremmo dedurre che se le accuse si rilevassero fondate si tratterebbe per la Calabria di un fatto straordinario, sostanzialmente rivoluzionario. Un politico che si occupa di tali cose, nella terra dei disoccupati cronici, turba chiaramente l’ordine sociale consolidato ormai da decenni. C’è il rischio che altri politici si lascino contagiare dall’esempio di Pacenza e, comunque, questi può reiterare l’odioso reato: continuare ad interessarsi dei disoccupati e di chi rischia di perdere il posto di lavoro. Sempre per paradosso è chiaro che risulta socialmente più pericoloso il comportamento di Pacenza e non di chi è accusato di essere sceso in Calabria a compiere truffe e ad appropriarsi indebitamente di milioni di euro, alla quale cosa, in fondo, da queste parti siamo abituati. Fuori dalle provocazioni la domanda alla quale ognuno di noi è chiamato a rispondere è in verità semplicissima: con queste motivazioni è giusto finire in galera? E necessita di risposte altrettanto semplici: sì o no. Senza ulteriori commenti. Che c’entra l’autonomia della Magistratura, lo scontro tra i poteri della Stato, i meccanismi di sostegno all’imprenditoria, lo spoil system, l’indulto, il ritardo strutturale della Calabria, l’inadeguatezza della classe politica, il Consiglio regionale, la ‘ndrangheta, tangentopoli e via dicendo? Nessuno di noi ha attaccato la magistratura ma alcuni abbiamo trovato abnorme un singolo atto prodotto da alcuni magistrati. O anche i singoli atti, ancorché così celermente confezionati da singoli magistrati, vanno ritenuti a prescindere infallibili? Successivamente abbiamo risposto ad un esponente politico che ha ritenuto di contestare la nostra libera iniziativa, garantita dalla costituzione italiana, e che, a nostro avviso, prova a strumentalizzare questa vicenda con argomentazioni simili a quelle di esponenti di AN e della destra estrema. E lo stesso politico che pur provenendo dalla magistratura finisce da tempo per essere uno dei peggiori testimonial del potere giudiziario rispetto al quale noi altri ci siamo sempre comportati correttamente e lealmente. E lo stesso politico che ha necessità esistenziali di tenere sempre viva la sua personale nostalgia dei tempi di Craxi, dove, per inciso, molti di noi non c’eravamo neppure. Ed abbiamo visto altre tiepidezze, doppipesismi, comportamenti omissivi e un po’ codardi. La sostanza non cambia. Per quanto mi riguarda, allo stato dei fatti, è stato commesso un evidente errore di proporzioni tra il provvedimento adottato e le accuse mosse. Mi auguro che gli stessi esponenti del sistema sociale e politico regionale assumino posizioni chiare nel merito della vicenda. Quello che è certo e che nessuno potrà impedirci di esprimere liberamente e nei modi che riterremo opportuni il nostro pensiero su una faccenda che riguarda l’onore e la dignità di un leader calabrese riconosciuto ed apprezzato per la sua passione e per le sue qualità.

Pubblicato il 4/7/2007 alle 21.8 nella rubrica Giustizia.

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