.
Annunci online

  francobruno Il blog di Franco Bruno
 
Diario
 


Nessuno vi può dare la libertà.
Nessuno vi può dare l'uguaglianza
o la giustizia.
Se siete uomini, prendetevela.

email:
francesco.bruno@senato.it
 


Ospite della trasmissione Rai Uno mattina del 2 febbraio 2010.

Seduta del Senato n. 309 del 12 /01/2010
sui fatti di Rosarno.








 


4 luglio 2007

Di Foucault, di Montesquieu, di Stucka e di responsabilità.

Questo è un articolo sull'amministrazione della giustizia che ho scritto qualche tempo fa. Mi sembra utile riproporlo.

Parlare di questi tempi di giustizia, e farlo da parlamentare calabrese, non è esercizio agevole. La cadenza degli avvenimenti impedisce di trovare un periodo di tranquillità per svolgere una riflessione avulsa dal contesto. Da questa estate poi, la politica calabrese, ma non solo la politica, è scossa e condizionata da molteplici vicende giudiziarie. Conosco i rischi dell’argomento: bene che vada si incappa nell’accusa di difesa di casta. Ma non è questo lo spirito che mi anima, anche se sottolineo il positivo comportamento di molti che può essere riassunto in quanto affermato da Enzo Sculco in una pubblica manifestazione: “Signori ho solo una cortesia da chiedervi. Di avere pazienza come ne ho io. Semplicemente questo e niente di più.” Parole che indicano la precisa volontà di volersi semplicemente difendere attraverso le regole dentro il processo. Finito l’inciso, confesso che la molla che mi spinge a scrivere è proprio la posizione di alcuni magistrati, le riflessioni che insieme ci scambiamo, il dibattito in corso, gli articoli che leggiamo. Ad esempio ho letto e discusso, ultimamente, di custodia cautelare e di riforma della stessa. Ho sentito della necessità che trattandosi di un provvedimento restrittivo particolarmente delicato forse sarebbe opportuno correggere l’applicazione della misura estendendo la decisione ad un collegio di magistrati sottraendola ai singoli. Poi ho letto di Foucault, della necessità di far evolvere residue impostazioni inquisitorie verso forme semplicemente accusatorie, di evitare che la semplice notizia di indagine produca condanne, quantunque sociali, difficilmente riparabili. Insomma, per farla breve, si avverte proprio da parte della Magistratura, nonostante le esagerazioni legislative oggettivamente avvenute in tempi recenti, la necessità di ripensare ruoli e funzioni nell’interesse più generale e collettivo. Di giustizia, di separazione tra i poteri, di indipendenza tra loro, si discute fin da tempi de “Lo spirito delle leggi” di Montesquieu. Tuttavia sarebbe ingenuo ritenere che sia tutto immutato. L’idea del magistrato che si muove in sintonia al testo della legge, che la interpreta al meglio e che quindi in qualche modo esercita una funzione "conservatrice" dell’ordine costituito si è, in alcuni risvolti, evoluta. Non è affatto detto che ancor prima che negli stessi indirizzi propri della Magistratura questa evoluzione non si sia alimentata di appartenenze culturali, formative, universitarie, che hanno supportato l’idea del magistrato che favorisce l’avanzamento della società producendo sentenze che posseggano in sé consenso sociale. Non siamo più alla “Funzione rivoluzionaria del diritto e delle Stato” di Stucka e tuttavia alcuni atti potrebbero essere letti, se guardati senza malizia ma solo con criticità, funzionali ad interpretare un ruolo di manlevatrice di presunti mali o malfattori sociali. Un modo per accompagnare l’evoluzione della società interpretando l’orientamento e il consenso dell’opinione pubblica. E qui mi permetto alcune riflessioni. In primis non è inutile segnalare che l’impostazione descritta è abbastanza datata rispetto ad un’altra più condivisa in occidente, che ha rimesso al centro la certezza del diritto come riferimento principale dell’azione del magistrato. Non vorrei che nei nostri circuiti arrivassero al solito tendenze culturali in forte ritardo. So bene che nel nostro ordinamento esistono diversi gradi di giudizio e che “spessissimo” gli equilibri funzionano. E però non è sempre vero e anche quando le cose si aggiustano la tutela del diritto non ha più quella immediatezza indispensabile. Poi siamo sicuri che si possa interpretare così facilmente l’opinione pubblica? Esiste ormai una fiorente casistica in cui persino società specializzate nell’individuare flussi e tendenze dell’opinione pubblica prendono abbagli colossali, come ben sa il circuito della politica. Ma se poi la pubblica opinione è quella stessa che spesso si vorrebbe orientare attraverso la stampa, alla quale altrettanto spesso si passano informazioni e notizie giudiziarie, con tempistiche particolari, che finiscono, in buona sostanza, per alimentare una discussione tra addetti ai lavori o comunque dentro certi circuiti, non si corre il rischio di provare ad assommare contemporaneamente il ruolo di formatore, di orientatore, di informatore, di giudice e di politico? Altro che separazione dei poteri. L’altra riflessione èche la celerità della giustizia è un fattore di competitività dei sistemi territoriali. Per carità non mi scandalizzo certo nell’osservare, con sguardo attento e non ostile, quello che avviene nelle varie gerarchie che pure esistono all’interno della Magistratura e dei Tribunali. Si trattasse di cinetica chimica direi che basterebbe attendere sulla base del principio di Le Châtelier: “aspettiamo e il sistema tenderà da se a ritrovare l’equilibrio originario”. Invece il mondo non si ferma e non si fermano gli altri territori e le altre comunità. Non possiamo per troppo tempo sentirci dire da imprese e investitori che in Calabria oltre l’handicap criminale, oltre agli altri fattori di penalizzazione, oltre al gap infrastrutturale, esiste una preoccupazione a intraprendere e a delocalizzare legata al rapporto conflittuale tra istituzioni e magistratura. Sia chiaro non sto affatto chiedendo di non perseguire reati, ne tanto meno impunità di sorta per chicchessia. Sto solo segnalando un ulteriore problema. In altre regioni le istituzioni e la politica coccolano gli agenti dello sviluppo, li sostengono, li cercano, li aiutano. Oggi da noi il sistema è collassato, impaurito, intimidito, preoccupato. Capisco da me che questo è un ragionamento “scandaloso”. Aspetto reazioni infastidite e qualche ingiuria, magari anche in buona fede. Tuttavia resto del parere che nel Paese, e in particolare in Calabria, ci sia la necessità di un patto ancora più forte di quelli usuali tra politica e magistratura. Proprio per questo non voglio esimermi dal chiedere a tutti un esercizio maggiore di responsabilità. E chi ha maggiori ruoli mi auguro eserciti maggiormente questo esercizio nobile e degno della responsabilità.




permalink | inviato da francobruno il 4/7/2007 alle 13:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

sfoglia     giugno        agosto
 

 rubriche

Diario
Il Libro
Giustizia

NeoMedi on Facebook


 Appuntamenti





Create polls and vote for free. dPolls.com

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom